Autore archivio: VeneToro12

Fuorigrotta, la storia di un quartiere diventato tempio del calcio partenopeo

Oggi il quartiere Fuorigrotta, situato nella zona occidentale di Napoli, è conosciuto da tutti per la presenza dello stadio San Paolo, ma pochi sanno che questa zona vanta una grande storia passata. Come è facilmente intuibile, Fuorigrotta, deve il nome alla sua posizione al di fuori di una grotta, che sin dall’epoca romana collega il quartiere alla zona di Mergellina. Questa galleria di circa 710 metri era chiamata Crypta Napiletana, ancora visibile per alcuni tratti ma non più percorribile per motivi di sicurezza. Ora il quartiere è accessibile da più parti della città attraverso la Galleria Quattro Giornate, la Galleria Laziale (costruito 1913 sotto la collina di Posillipo), oppure percorrendo via Cordoglio a Posillipo.

Da sempre questo quartiere ha avuto una grande importanza perché collegava i Campi Flegrei con Napoli, era uno snodo importante per il commercio in quanto vi passavano i carri che trasportavano verso Napoli i prodotti della lavorazione e della coltivazione della canapa e del lino praticati in tutta la zona del lago di Agnano. Queste lavorazioni rendevano molto ricca tutta la zona ma il rovescio della medaglia è che l’aria divenne insalubre, soprattutto per le lavorazioni che interessavano la canapa, per queste ragioni il re 1981 decisi di sospendere tali coltivazioni con una pesante incidenza sull’economia della città e del quartiere.

Fuorigrotta così come si presenta oggi è frutto dell’urbanizzazione che ebbe inizio già alla fine dell’800, quando molti edifici e strade furono costruite. Anche durante l’era fascista in questa zona si edifico molto, infatti, proprio a questo periodo risale la costruzione della Mostra d’Oltremare che è ancora oggi il più importante polo fieristico di tutta la città di Napoli. Nell’800 Fuorigrotta lega la sua storia al poeta Giacomo Leopardi che, dopo la sua morte nel 14 giugno 1847, fu sepolto nella chiesa di San Vitale e lì rimase fino agli inizi del ‘900 quando la chiesa fu abbattuta per poi essere ricostruita. Durante la demolizione della struttura i resti del poeta venne definitivamente trasferiti a Posillipo presso la tomba di Virgilio. A Leopardi restano però dedicate molte vie, scuole e fermate di mezzi pubblici del quartiere.

Dopo la guerra, negli anni dello sviluppo economico questa zona continuò a cresce, e continuarono le nuove costruzioni. Fuorigrotta tra gli anni sessanta e settanta, nel pieno del boom economico, venne scelta per la costruzione di importanti strutture come il Politecnico, il CNR, la sede Rai, l’Edenlandia e dello Stadio San Paolo.  La costruzione dello stadio è quella che più di tutte ha caratterizzato e segnato il quartiere, che dal momento della sua inaugurazione è conosciuta da molti solo per la presenza del campo sportivo. Dal 1959, anno dell’inaugurazione, il San Paolo e quindi Fuorigrotta, sono la cosa del club Calcio Napoli. Il San Paolo è il terzo stadio più grande d’Italia, dopo il Meazza di Milano e l’Olimpico di Roma. Per il Napoli non è solo uno stadio ma è il suo tempio, è su questo terreno di gioco che agli undici giocatori in campo se ne aggiunge un altro: i suoi tifosi, che hanno con la squadra un rapporto d’amore che va oltre il mero tifo sportivo.  È uno stadio da record, è sul terreno del San Paolo che nel 1987 il Napoli festeggia il suo primo scudetto, è su questo rettangolo che si ammirano le maestose giocate di Maradona, è sempre su questo terreno di gioco che si è raggiunti il record nazionale di spettatori paganti per una partita di calcio nell’ ottobre del 1979. Nel 1990, in vista del mondiale, il San Paolo venne ristrutturato adeguandolo alle norme di sicurezza richieste dalla FIFA, durante questa ristrutturazione lo stadio vide la costruzione di una pista di atletica leggera a 8 corsie, tre palestre polifunzionali, modifiche e ampiamenti che incoronarono principale impianto polisportivo della città.

Bungee jumping, un salto nel vuoto

In passato mi sono cimentato in tanti sport estremi. Ho avuto il coraggio di provare l’arrampicata sportiva, il rafting e persino il lancio con il paracadute. I brividi e l’adrenalina sono le mie più grandi passioni e non potevo sottrarmi a quella che si è rivelata una delle avventure più intense che abbia mai vissuto: il bungee jumping. Ricordo ancora il momento preciso durante il quale mi decisi ad affrontare l’ennesima sfida e così chiamai uno dei miei amici più fidati, anch’egli grande appassionato di sport estremi. La mia proposta di provare un salto nel vuoto fu subito accolta e così ci accingemmo a prenotare il lancio da quello che sul web è noto come il primo bungee center fondato in Italia, per saperne di più clicca qui. Raggiungemmo il ponte “Colossus” di Veglio-Mosso alla buon’ora, durante una mattinata tipicamente estiva. Il ponte è incastonato fra due rilievi boscosi, a cavallo di una vallata stretta e cupa. Le dimensioni del ponte e dei piloni che lo sostengono sono colossali, esattamente come suggerisce il nome della struttura, alta ben 152 metri e lunga 350. Affacciarsi da lì fa paura, ma la bellezza della natura circostante placa le sensazioni negative e distende i nervi. Il salto nel vuoto è durato pochi lunghissimi secondi, che mi hanno donato una sensazione di invincibilità e di completezza che non avrei mai immaginato di poter provare. L’esperienza è stata eccezionale sotto ogni punto di vista: le sensazioni impagabili, la professionalità mostrata dallo staff, lo straordinario panorama che è possibile abbracciare da questo luogo magnifico. E non finisce qui, poiché sto già pensando ai prossimi salti che affronterò. La regione alpina, così come quella appenninica, abbondano di località attrezzate in questo senso e non resta che l’imbarazzo della scelta: i 175 metri del Ponte di Valgadena sull’Altopiano di Asiago rappresentano l’impresa più ambita, ma spettacolari sono anche i bungee center di Tirona, in Liguria, quello della Grotta dei Colombi nel golfo di Orosei, in Sardegna, e ancora, Caramanico Terme in Abruzzo. Il bungee jumping, effettuato illegalmente per la prima volta nel 1987 a Parigi, è a ragione una delle discipline estreme più amate del mondo, per la violenta scarica di adrenalina che è in grado di offrire e per le emozioni irripetibili. Oggi, tutti i bungee center d’Italia sono soggetti alle norme imposte dal SISE, l’ente nazionale che disciplina il salto con l’elastico.