Autore archivio: VeneToro12

Come dare un tocco di novità al tuo soggiorno

Il soggiorno, o zona living, è una delle stanze maggiormente condivise della casa.

Solitamente, infatti, la famiglia si riunisce proprio nel soggiorno sia per pranzare o cenare, che per guardare la televisione, tutti insieme, seduti comodamente sul divano.

Ma come rendere più intima e più bella la zona living della tua casa?

Non sempre è necessario acquistare dei mobili nuovi, a volte basta solo scegliere gli accessori giusti; come quelli in vendita sullo shop online Pescatore Home & Living, che ha una sezione dedicata proprio alla zona living e in cui si possono trovare prodotti di elevata qualità a prezzi molto competitivi.Per maggiori informazioni, visita il sito Pescatore Home & Living.

Per dare un tocco di novità si può partire proprio dal divano: che il tuo divano sia a due posti o a tre poco importa, la cosa che conta è scegliere il giusto copridivano.

Il copridivano nuovo non solo darà un’aria diversa al tuo divano ma, allo stesso tempo, ti aiuterà a preservarlo ed a mantenerlo nel tempo, perché sarà il copridivano ad usurarsi proteggendo il divano stesso, sia dall’usura che da eventuali macchie di sporcizia.

Rimanendo sempre su quel che riguarda il divano, per renderlo più bello, oltre al copridivano si possono acquistare dei cuscini da arredo da posizionare sopra di esso. I cuscini da arredo, infatti, oltre a rendere più comoda la permanenza sul divano, gli danno un’aria più intima e familiare.

Durante l’inverno, inoltre, consigliamo di poggiare su uno dei braccioli del divano una coperta, così ogni volta che ci si riunirà sul divano per guardare un film, ci si potrà coprire e stare tutti insieme al caldo.

Per rendere ancora più bella la zona living, un accessorio indispensabile è il tappeto. Il tappeto, infatti, è in grado di ‘arricchire’ di stile anche la stanza più semplice.

Per il soggiorno la scelta migliore sono i tappeti dalle dimensioni più elevate, magari posizionati proprio accanto al divano; più un tappeto è ampio e più è in grado di arredare la stanza in cui viene collocato.

Sempre nel soggiorno, soprattutto se dotato di balcone, non si può proprio fare a meno di una tenda.

La tenda, infatti, non solo rende più intimo l’ambiente, in quanto copre le vetrate del balcone da occhi indiscreti, ma arreda la parete sulla quale è collocata; ti consigliamo di scegliere delle tende di qualità perché, così, esse dureranno nel tempo.

Se accanto al tuo divano non hai nulla su cui poggiare un bicchiere o anche il telecomando del televisore, ti consigliamo di acquistare dei tavolini da arredo, magari doppi: uno di dimensioni più grandi ed uno di dimensioni più piccole. I tavolini da arredo non solo danno un tocco di classe all’ambiente, ma si rivelano davvero utili se, ad esempio, vuoi sorseggiare un calice di vino mentre guardi un film e non sai dove poggiarlo.

La ciliegina sulla torta, per il soggiorno di casa tua, potrebbe essere un profumatore per ambienti: è bello entrare nella zona living e sentire sempre un delicato e piacevole profumo.

Hai visto? Basta davvero poco per dare un tocco di novità e bellezza alla zona living della tua abitazione.

Lo specchio perfetto

“Specchio, specchio delle mie brame chi è la più bella del reame?”… era questa la domanda che Maleficent, la strega della favola di Biancaneve e i sette nani, poneva sempre allo specchio magico.

Quando ci guardiamo allo specchio anche noi cerchiamo delle conferme, ovviamente senza porre domande ahahah… ma vogliamo che lo specchio ci ‘confermi’ che stiamo bene e siamo belli o belle.

Avere uno specchio in casa è importante e molto utile, soprattutto quello del bagno.

Ma come fare a scegliere lo specchio giusto per la nostra stanza da bagno?

Per prima cosa vai sullo shop online Idroclic che ti fornisce un’ampia scelta di specchiere, tra cui poter individuare quella perfetta per la tua stanza da bagno; qui potrai trovare specchi di ogni forma, dimensione e prezzo.

Inoltre, se acquisti lo specchio sullo shop online Idroclic ti verrà recapitato direttamente a casa, o dove vorrai tu.

Lo specchio non è un oggetto utile solo per le donne, ma anche per gli uomini, anzi per tutti i membri che fanno parte di un nucleo familiare.

Le donne utilizzano lo specchio in molteplici casi: quando lavano i capelli poi li pettinano e li aggiustano sempre e solo davanti allo specchio, quando si truccano hanno necessità dello specchio, quando si struccano devono per forza specchiarsi.

Anche gli uomini utilizzano molto lo specchio: quando fanno la barba non potrebbero far nulla senza specchiarsi ed anche loro, dopo aver lavato i capelli, per asciugarli ed aggiustarli si specchiano sempre.

Ma non solo per curare l’aspetto fisico, lo specchio serve anche quando ci si lava i denti, così da poter muovere lo spazzolino nel modo migliore.

Anche quando ci si depila lo specchio è utile.

Ovviamente, più la specchiera del bagno è grande e meglio è; se poi è dotato di luce ancora meglio, così si potrà fare tutto in maniera più efficiente.

Non dimentichiamo però una cosa, lo specchio deve essere sempre ben pulito; altrimenti, non potrà svolgere le sue funzioni nel migliore dei modi.

Come fare per avere una specchiera sempre lucida, splendente e pulita?

Bisogna pulirla quotidianamente e per farlo basta l’utilizzo di materiali economici, presenti in ogni casa.

Prendi un contenitore con spruzzino (magari quello di un deodorante terminato) ed inserisci al suo interno un composto realizzato con alcool e acqua: riempi metà del contenitore con acqua e l’altra metà con alcool.

Poi agita il contenitore e spruzza il composto sulla tua specchiera, dagli trenta secondi di tempo per agire e poi prendi della carta assorbente (va benissimo anche quella per alimenti) ed effettua dei movimenti circolari, strofinando con forza sugli aloni e le macchie più ostinate.

Ripeti l’operazione un’altra volta, poi apri la finestra della stanza da bagno e fai arieggiare.

Ti basterà pulire lo specchio così anche un giorno sì ed uno no, in questo modo la specchiera del tuo bagno sarò sempre perfetta e pulita a dovere, e ti potrai specchiare senza problemi.

Il rilevatore di presenze

Come si possono controllare i propri dipendenti quando non ci si trova in ufficio?

È una domanda che si pongono molti imprenditori e datori di lavoro ma, anche e soprattutto, è una domanda che si pongono i dirigenti degli uffici pubblici.

Negli uffici pubblici, infatti, è molto più complicato controllare l’entrata e l’uscita dei dipendenti e per farlo è necessario possedere il rilevatore presenze, proprio come quello in vendita sullo shop online Haxteel.eu.

Il rilevatore presenze, infatti, comunica all’azienda sia l’entrata che l’uscita dei dipendenti, così che il dirigente possa sapere sia l’orario di entrata che l’orario di uscita del personale.

Perché è necessario che ogni azienda, soprattutto se pubblica, sia dotata di un rilevatore presenze?

Il motivo è che molti dipendenti del settore pubblico fanno finta di andare a lavorare, mentre in realtà fanno altro.

Com’è possibile questo?

Molti dipendenti pubblici sono riusciti ad attuare una sorta di ‘sistema’: consegnavano il loro cartellino di riconoscimento ad un collega che lo ‘timbrava’ per tutti, cioè faceva passare la tessera di riconoscimento del lavoratore attraverso il rilevatore di presenza, così che veniva segnato sia l’orario di ingresso che l’orario di uscita.

In molti uffici pubblici, questo ‘sistema’ è andato avanti per anni, fino a quando qualcuno si è scocciato di questa situazione ed ha giustamente denunciato ciò che accadeva.

Ovviamente, il rilevatore di presenza non può attestare che il dipendente stia lavorando in maniera ottimale o meno, può solo rilevare la presenza in ingresso ed in uscita; per effettuare controlli più approfonditi, è necessario impiegare personale specializzato, proprio addetto a questo tipo di mansione.

Il problema dell’assenteismo nei luoghi di lavoro pubblici non è solo un reato, ma è anche una situazione che causa disagio ai cittadini, soprattutto a coloro che pagano regolarmente tutte le tasse ed hanno diritto a ricevere un servizio efficiente; ma se il personale manca, chi svolge il lavoro delle persone assenti? Nessuno. È proprio questo che causa lunghe file e, quindi, lunghe attese negli uffici pubblici.

Forse, se molti uffici pubblici venissero privatizzati tutto questo non succederebbe.

Molti sostengono che il problema dei cosiddetti posti pubblici sia la sicurezza nel sapere che non si verrà mai licenziati, a meno che non si commetta una grave illegalità. Forse è così. Allora, in questo caso, si dovrebbe davvero pensare di privatizzare il più possibile, poiché la paura di perdere il lavoro farebbe sì che nessuno si assenti in maniera ingiustificata.

In Italia, in molti degli uffici pubblici in cui si sono verificati casi di assenteismo, le indagini hanno portato a rivelare che i dipendenti che si assentavano andavano a fare la spesa, andavano dal parrucchiere o dall’estetista.

Tutto questo è ingiusto e sbagliato.

Negli uffici pubblici ci vuole maggiore controllo e l’utilizzo del rilevatore presenze venduto sullo shop online Haxteel.eu potrebbe essere un ottimo punto di partenza.

Google, la storia di due ragazzi amanti della tecnologia

La storia di google è iniziata come tante: dei visionari con un’intuizione giusta ma poco capitale e nessun investitore. Una storia come tante ma un finale come pochi, perché dopo 21 anni quella intuizione è diventata una realtà dal valore di oltre 800 miliardi di dollari.

La data di nascita di google è il 27 settembre 1998 quando i due fondatori di Google, gli allora 24enni e studenti universitari, Larry Page e Sergey Brin pubblicarono una ricerca in cui descrivevano il prototipo di un motore di ricerca di nuova concezione. Ma in realtà la storia della sua nascita di google è molto più travagliata e risale a qualche tempo prima.

Siamo nel gennaio del 1997 i due inventore già da un po’ avevano tra le mani questa nuova tecnologia che era nata dall’intuizione che non esisteva ancora un modo valido per orientarsi nell’immensità dei dati che veniva immessi in internet. Ma nonostante l’intuizione era giusta e la tecnologia sviluppata vincente entrambi avevano solo il desiderio di venderla e continuare i propri studi, così erano decisi a vendere la loro neonata tecnologia ad una delle importante società che ci si occupavano di ricerche sul web: Yahoo, Excite e AltaVista; ricerche che avveniva tramite un personal computer, per visualizzarne alcuni clicca qui.

L’unico imprenditore disposto ad ascoltarli fu George Bell, a capo di Excite. Il quale pur restando a bocca aperta davanti a quello che gli avevano mostra i due ragazzi rifiuto l’offerta proposta da Page che fissava il prezzo di vendita su 1,6 milioni di dollari.

Ma come si è arrivati a questo punto?

Sebbene Larry Page e Sergey Brin non volevano mettersi in affari, gli era chiaro già da molto tempo che la loro passione per l’informatica li conduceva nella stessa direzione, così diedero inizio ad una collaborazione diventando inseparabili. 

Quello che realizzavano con la loro tecnologia è una cosa che oggi i sembra ovvia: gli altri motori di ricerca, AltaVista, Yahoo! ed Excite,  attiravano molto traffico sulla loro “home page” ma non erano convincenti in quanto a risultati mostrati dopo la ricerca, perché la loro risposta alla ricerca si basava solo su quante volte la parola ricercata appariva nei documenti da restituire all’utente ma questo non certifica automaticamente la pertinenza tra ricerca e lista di documenti apparsi in prima pagina. 

Il nodo che permise a Larry Page e Sergey Brin di supera tutti gli altri motori di ricerca non fu dunque trovare le pagine, ma metterle in ordine di importanza. La loro chiave di volta furono i link.

Attraverso i link presenti in una pagina web i due riuscirono a creare una classifica d’importanza di pagine da restituitre rispetto ad una ricerca: gli era chiaro che i link potevano essere paragonati alle citazioni della bibliografia nei libri, le pagine più citate (attraverso i link) dovevano essere le più importanti all’orgomento.

Nasce così il loro primo motore di ricerca che fu chiamato BackRub, molto più intelligente di quelli già esistenti perché permetteva di contestualizzare i risultati.

Nasce google

BackRub, analizzando e raccogliendo link, diventava più efficace a mano a mano che il Web. Eppure Page e Brin volevano solo vendere la nuova tecnologia e tornare ai propri studi, così nel 1997 la proposta George Bell che venne però rifiutata.

Nessuno voleva comprare la loro invenzione ma intanto era molto apprezzata tra i ricercatori di Stanford, dove il motore funzionava a pieno regime. Da questo successo l’idea del nuovo nome, Google, traslitterazione errata di “googol”, numero 1 seguito da 100 zeri, che era proprio quello che faceva la loro invenzione: il motore metteva in ordine di importanza un numero enorme di documenti.

Da qui la nascita crearono una pagina web del motore e il 4 settembre 1998 fondarono Google, grazie anche ai 100mila dollari investiti dal creatore di SunMicrosystems, Andy Bechtolsheim.

Fuorigrotta, la storia di un quartiere diventato tempio del calcio partenopeo

Oggi il quartiere Fuorigrotta, situato nella zona occidentale di Napoli, è conosciuto da tutti per la presenza dello stadio San Paolo, ma pochi sanno che questa zona vanta una grande storia passata. Come è facilmente intuibile, Fuorigrotta, deve il nome alla sua posizione al di fuori di una grotta, che sin dall’epoca romana collega il quartiere alla zona di Mergellina. Questa galleria di circa 710 metri era chiamata Crypta Napiletana, ancora visibile per alcuni tratti ma non più percorribile per motivi di sicurezza. Ora il quartiere è accessibile da più parti della città attraverso la Galleria Quattro Giornate, la Galleria Laziale (costruito 1913 sotto la collina di Posillipo), oppure percorrendo via Cordoglio a Posillipo.

Da sempre questo quartiere ha avuto una grande importanza perché collegava i Campi Flegrei con Napoli, era uno snodo importante per il commercio in quanto vi passavano i carri che trasportavano verso Napoli i prodotti della lavorazione e della coltivazione della canapa e del lino praticati in tutta la zona del lago di Agnano. Queste lavorazioni rendevano molto ricca tutta la zona ma il rovescio della medaglia è che l’aria divenne insalubre, soprattutto per le lavorazioni che interessavano la canapa, per queste ragioni il re 1981 decisi di sospendere tali coltivazioni con una pesante incidenza sull’economia della città e del quartiere.

Fuorigrotta così come si presenta oggi è frutto dell’urbanizzazione che ebbe inizio già alla fine dell’800, quando molti edifici e strade furono costruite. Anche durante l’era fascista in questa zona si edifico molto, infatti, proprio a questo periodo risale la costruzione della Mostra d’Oltremare che è ancora oggi il più importante polo fieristico di tutta la città di Napoli. Nell’800 Fuorigrotta lega la sua storia al poeta Giacomo Leopardi che, dopo la sua morte nel 14 giugno 1847, fu sepolto nella chiesa di San Vitale e lì rimase fino agli inizi del ‘900 quando la chiesa fu abbattuta per poi essere ricostruita. Durante la demolizione della struttura i resti del poeta venne definitivamente trasferiti a Posillipo presso la tomba di Virgilio. A Leopardi restano però dedicate molte vie, scuole e fermate di mezzi pubblici del quartiere.

Dopo la guerra, negli anni dello sviluppo economico questa zona continuò a cresce, e continuarono le nuove costruzioni. Fuorigrotta tra gli anni sessanta e settanta, nel pieno del boom economico, venne scelta per la costruzione di importanti strutture come il Politecnico, il CNR, la sede Rai, l’Edenlandia e dello Stadio San Paolo.  La costruzione dello stadio è quella che più di tutte ha caratterizzato e segnato il quartiere, che dal momento della sua inaugurazione è conosciuta da molti solo per la presenza del campo sportivo. Dal 1959, anno dell’inaugurazione, il San Paolo e quindi Fuorigrotta, sono la cosa del club Calcio Napoli. Il San Paolo è il terzo stadio più grande d’Italia, dopo il Meazza di Milano e l’Olimpico di Roma. Per il Napoli non è solo uno stadio ma è il suo tempio, è su questo terreno di gioco che agli undici giocatori in campo se ne aggiunge un altro: i suoi tifosi, che hanno con la squadra un rapporto d’amore che va oltre il mero tifo sportivo.  È uno stadio da record, è sul terreno del San Paolo che nel 1987 il Napoli festeggia il suo primo scudetto, è su questo rettangolo che si ammirano le maestose giocate di Maradona, è sempre su questo terreno di gioco che si è raggiunti il record nazionale di spettatori paganti per una partita di calcio nell’ ottobre del 1979. Nel 1990, in vista del mondiale, il San Paolo venne ristrutturato adeguandolo alle norme di sicurezza richieste dalla FIFA, durante questa ristrutturazione lo stadio vide la costruzione di una pista di atletica leggera a 8 corsie, tre palestre polifunzionali, modifiche e ampiamenti che incoronarono principale impianto polisportivo della città.

Bungee jumping, un salto nel vuoto

In passato mi sono cimentato in tanti sport estremi. Ho avuto il coraggio di provare l’arrampicata sportiva, il rafting e persino il lancio con il paracadute. I brividi e l’adrenalina sono le mie più grandi passioni e non potevo sottrarmi a quella che si è rivelata una delle avventure più intense che abbia mai vissuto: il bungee jumping. Ricordo ancora il momento preciso durante il quale mi decisi ad affrontare l’ennesima sfida e così chiamai uno dei miei amici più fidati, anch’egli grande appassionato di sport estremi. La mia proposta di provare un salto nel vuoto fu subito accolta e così ci accingemmo a prenotare il lancio da quello che sul web è noto come il primo bungee center fondato in Italia, per saperne di più clicca qui. Raggiungemmo il ponte “Colossus” di Veglio-Mosso alla buon’ora, durante una mattinata tipicamente estiva. Il ponte è incastonato fra due rilievi boscosi, a cavallo di una vallata stretta e cupa. Le dimensioni del ponte e dei piloni che lo sostengono sono colossali, esattamente come suggerisce il nome della struttura, alta ben 152 metri e lunga 350. Affacciarsi da lì fa paura, ma la bellezza della natura circostante placa le sensazioni negative e distende i nervi. Il salto nel vuoto è durato pochi lunghissimi secondi, che mi hanno donato una sensazione di invincibilità e di completezza che non avrei mai immaginato di poter provare. L’esperienza è stata eccezionale sotto ogni punto di vista: le sensazioni impagabili, la professionalità mostrata dallo staff, lo straordinario panorama che è possibile abbracciare da questo luogo magnifico. E non finisce qui, poiché sto già pensando ai prossimi salti che affronterò. La regione alpina, così come quella appenninica, abbondano di località attrezzate in questo senso e non resta che l’imbarazzo della scelta: i 175 metri del Ponte di Valgadena sull’Altopiano di Asiago rappresentano l’impresa più ambita, ma spettacolari sono anche i bungee center di Tirona, in Liguria, quello della Grotta dei Colombi nel golfo di Orosei, in Sardegna, e ancora, Caramanico Terme in Abruzzo. Il bungee jumping, effettuato illegalmente per la prima volta nel 1987 a Parigi, è a ragione una delle discipline estreme più amate del mondo, per la violenta scarica di adrenalina che è in grado di offrire e per le emozioni irripetibili. Oggi, tutti i bungee center d’Italia sono soggetti alle norme imposte dal SISE, l’ente nazionale che disciplina il salto con l’elastico.