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Lo specchio perfetto

“Specchio, specchio delle mie brame chi è la più bella del reame?”… era questa la domanda che Maleficent, la strega della favola di Biancaneve e i sette nani, poneva sempre allo specchio magico.

Quando ci guardiamo allo specchio anche noi cerchiamo delle conferme, ovviamente senza porre domande ahahah… ma vogliamo che lo specchio ci ‘confermi’ che stiamo bene e siamo belli o belle.

Avere uno specchio in casa è importante e molto utile, soprattutto quello del bagno.

Ma come fare a scegliere lo specchio giusto per la nostra stanza da bagno?

Per prima cosa vai sullo shop online Idroclic che ti fornisce un’ampia scelta di specchiere, tra cui poter individuare quella perfetta per la tua stanza da bagno; qui potrai trovare specchi di ogni forma, dimensione e prezzo.

Inoltre, se acquisti lo specchio sullo shop online Idroclic ti verrà recapitato direttamente a casa, o dove vorrai tu.

Lo specchio non è un oggetto utile solo per le donne, ma anche per gli uomini, anzi per tutti i membri che fanno parte di un nucleo familiare.

Le donne utilizzano lo specchio in molteplici casi: quando lavano i capelli poi li pettinano e li aggiustano sempre e solo davanti allo specchio, quando si truccano hanno necessità dello specchio, quando si struccano devono per forza specchiarsi.

Anche gli uomini utilizzano molto lo specchio: quando fanno la barba non potrebbero far nulla senza specchiarsi ed anche loro, dopo aver lavato i capelli, per asciugarli ed aggiustarli si specchiano sempre.

Ma non solo per curare l’aspetto fisico, lo specchio serve anche quando ci si lava i denti, così da poter muovere lo spazzolino nel modo migliore.

Anche quando ci si depila lo specchio è utile.

Ovviamente, più la specchiera del bagno è grande e meglio è; se poi è dotato di luce ancora meglio, così si potrà fare tutto in maniera più efficiente.

Non dimentichiamo però una cosa, lo specchio deve essere sempre ben pulito; altrimenti, non potrà svolgere le sue funzioni nel migliore dei modi.

Come fare per avere una specchiera sempre lucida, splendente e pulita?

Bisogna pulirla quotidianamente e per farlo basta l’utilizzo di materiali economici, presenti in ogni casa.

Prendi un contenitore con spruzzino (magari quello di un deodorante terminato) ed inserisci al suo interno un composto realizzato con alcool e acqua: riempi metà del contenitore con acqua e l’altra metà con alcool.

Poi agita il contenitore e spruzza il composto sulla tua specchiera, dagli trenta secondi di tempo per agire e poi prendi della carta assorbente (va benissimo anche quella per alimenti) ed effettua dei movimenti circolari, strofinando con forza sugli aloni e le macchie più ostinate.

Ripeti l’operazione un’altra volta, poi apri la finestra della stanza da bagno e fai arieggiare.

Ti basterà pulire lo specchio così anche un giorno sì ed uno no, in questo modo la specchiera del tuo bagno sarò sempre perfetta e pulita a dovere, e ti potrai specchiare senza problemi.

Il rilevatore di presenze

Come si possono controllare i propri dipendenti quando non ci si trova in ufficio?

È una domanda che si pongono molti imprenditori e datori di lavoro ma, anche e soprattutto, è una domanda che si pongono i dirigenti degli uffici pubblici.

Negli uffici pubblici, infatti, è molto più complicato controllare l’entrata e l’uscita dei dipendenti e per farlo è necessario possedere il rilevatore presenze, proprio come quello in vendita sullo shop online Haxteel.eu.

Il rilevatore presenze, infatti, comunica all’azienda sia l’entrata che l’uscita dei dipendenti, così che il dirigente possa sapere sia l’orario di entrata che l’orario di uscita del personale.

Perché è necessario che ogni azienda, soprattutto se pubblica, sia dotata di un rilevatore presenze?

Il motivo è che molti dipendenti del settore pubblico fanno finta di andare a lavorare, mentre in realtà fanno altro.

Com’è possibile questo?

Molti dipendenti pubblici sono riusciti ad attuare una sorta di ‘sistema’: consegnavano il loro cartellino di riconoscimento ad un collega che lo ‘timbrava’ per tutti, cioè faceva passare la tessera di riconoscimento del lavoratore attraverso il rilevatore di presenza, così che veniva segnato sia l’orario di ingresso che l’orario di uscita.

In molti uffici pubblici, questo ‘sistema’ è andato avanti per anni, fino a quando qualcuno si è scocciato di questa situazione ed ha giustamente denunciato ciò che accadeva.

Ovviamente, il rilevatore di presenza non può attestare che il dipendente stia lavorando in maniera ottimale o meno, può solo rilevare la presenza in ingresso ed in uscita; per effettuare controlli più approfonditi, è necessario impiegare personale specializzato, proprio addetto a questo tipo di mansione.

Il problema dell’assenteismo nei luoghi di lavoro pubblici non è solo un reato, ma è anche una situazione che causa disagio ai cittadini, soprattutto a coloro che pagano regolarmente tutte le tasse ed hanno diritto a ricevere un servizio efficiente; ma se il personale manca, chi svolge il lavoro delle persone assenti? Nessuno. È proprio questo che causa lunghe file e, quindi, lunghe attese negli uffici pubblici.

Forse, se molti uffici pubblici venissero privatizzati tutto questo non succederebbe.

Molti sostengono che il problema dei cosiddetti posti pubblici sia la sicurezza nel sapere che non si verrà mai licenziati, a meno che non si commetta una grave illegalità. Forse è così. Allora, in questo caso, si dovrebbe davvero pensare di privatizzare il più possibile, poiché la paura di perdere il lavoro farebbe sì che nessuno si assenti in maniera ingiustificata.

In Italia, in molti degli uffici pubblici in cui si sono verificati casi di assenteismo, le indagini hanno portato a rivelare che i dipendenti che si assentavano andavano a fare la spesa, andavano dal parrucchiere o dall’estetista.

Tutto questo è ingiusto e sbagliato.

Negli uffici pubblici ci vuole maggiore controllo e l’utilizzo del rilevatore presenze venduto sullo shop online Haxteel.eu potrebbe essere un ottimo punto di partenza.

Google, la storia di due ragazzi amanti della tecnologia

La storia di google è iniziata come tante: dei visionari con un’intuizione giusta ma poco capitale e nessun investitore. Una storia come tante ma un finale come pochi, perché dopo 21 anni quella intuizione è diventata una realtà dal valore di oltre 800 miliardi di dollari.

La data di nascita di google è il 27 settembre 1998 quando i due fondatori di Google, gli allora 24enni e studenti universitari, Larry Page e Sergey Brin pubblicarono una ricerca in cui descrivevano il prototipo di un motore di ricerca di nuova concezione. Ma in realtà la storia della sua nascita di google è molto più travagliata e risale a qualche tempo prima.

Siamo nel gennaio del 1997 i due inventore già da un po’ avevano tra le mani questa nuova tecnologia che era nata dall’intuizione che non esisteva ancora un modo valido per orientarsi nell’immensità dei dati che veniva immessi in internet. Ma nonostante l’intuizione era giusta e la tecnologia sviluppata vincente entrambi avevano solo il desiderio di venderla e continuare i propri studi, così erano decisi a vendere la loro neonata tecnologia ad una delle importante società che ci si occupavano di ricerche sul web: Yahoo, Excite e AltaVista; ricerche che avveniva tramite un personal computer, per visualizzarne alcuni clicca qui.

L’unico imprenditore disposto ad ascoltarli fu George Bell, a capo di Excite. Il quale pur restando a bocca aperta davanti a quello che gli avevano mostra i due ragazzi rifiuto l’offerta proposta da Page che fissava il prezzo di vendita su 1,6 milioni di dollari.

Ma come si è arrivati a questo punto?

Sebbene Larry Page e Sergey Brin non volevano mettersi in affari, gli era chiaro già da molto tempo che la loro passione per l’informatica li conduceva nella stessa direzione, così diedero inizio ad una collaborazione diventando inseparabili. 

Quello che realizzavano con la loro tecnologia è una cosa che oggi i sembra ovvia: gli altri motori di ricerca, AltaVista, Yahoo! ed Excite,  attiravano molto traffico sulla loro “home page” ma non erano convincenti in quanto a risultati mostrati dopo la ricerca, perché la loro risposta alla ricerca si basava solo su quante volte la parola ricercata appariva nei documenti da restituire all’utente ma questo non certifica automaticamente la pertinenza tra ricerca e lista di documenti apparsi in prima pagina. 

Il nodo che permise a Larry Page e Sergey Brin di supera tutti gli altri motori di ricerca non fu dunque trovare le pagine, ma metterle in ordine di importanza. La loro chiave di volta furono i link.

Attraverso i link presenti in una pagina web i due riuscirono a creare una classifica d’importanza di pagine da restituitre rispetto ad una ricerca: gli era chiaro che i link potevano essere paragonati alle citazioni della bibliografia nei libri, le pagine più citate (attraverso i link) dovevano essere le più importanti all’orgomento.

Nasce così il loro primo motore di ricerca che fu chiamato BackRub, molto più intelligente di quelli già esistenti perché permetteva di contestualizzare i risultati.

Nasce google

BackRub, analizzando e raccogliendo link, diventava più efficace a mano a mano che il Web. Eppure Page e Brin volevano solo vendere la nuova tecnologia e tornare ai propri studi, così nel 1997 la proposta George Bell che venne però rifiutata.

Nessuno voleva comprare la loro invenzione ma intanto era molto apprezzata tra i ricercatori di Stanford, dove il motore funzionava a pieno regime. Da questo successo l’idea del nuovo nome, Google, traslitterazione errata di “googol”, numero 1 seguito da 100 zeri, che era proprio quello che faceva la loro invenzione: il motore metteva in ordine di importanza un numero enorme di documenti.

Da qui la nascita crearono una pagina web del motore e il 4 settembre 1998 fondarono Google, grazie anche ai 100mila dollari investiti dal creatore di SunMicrosystems, Andy Bechtolsheim.

Fuorigrotta, la storia di un quartiere diventato tempio del calcio partenopeo

Oggi il quartiere Fuorigrotta, situato nella zona occidentale di Napoli, è conosciuto da tutti per la presenza dello stadio San Paolo, ma pochi sanno che questa zona vanta una grande storia passata. Come è facilmente intuibile, Fuorigrotta, deve il nome alla sua posizione al di fuori di una grotta, che sin dall’epoca romana collega il quartiere alla zona di Mergellina. Questa galleria di circa 710 metri era chiamata Crypta Napiletana, ancora visibile per alcuni tratti ma non più percorribile per motivi di sicurezza. Ora il quartiere è accessibile da più parti della città attraverso la Galleria Quattro Giornate, la Galleria Laziale (costruito 1913 sotto la collina di Posillipo), oppure percorrendo via Cordoglio a Posillipo.

Da sempre questo quartiere ha avuto una grande importanza perché collegava i Campi Flegrei con Napoli, era uno snodo importante per il commercio in quanto vi passavano i carri che trasportavano verso Napoli i prodotti della lavorazione e della coltivazione della canapa e del lino praticati in tutta la zona del lago di Agnano. Queste lavorazioni rendevano molto ricca tutta la zona ma il rovescio della medaglia è che l’aria divenne insalubre, soprattutto per le lavorazioni che interessavano la canapa, per queste ragioni il re 1981 decisi di sospendere tali coltivazioni con una pesante incidenza sull’economia della città e del quartiere.

Fuorigrotta così come si presenta oggi è frutto dell’urbanizzazione che ebbe inizio già alla fine dell’800, quando molti edifici e strade furono costruite. Anche durante l’era fascista in questa zona si edifico molto, infatti, proprio a questo periodo risale la costruzione della Mostra d’Oltremare che è ancora oggi il più importante polo fieristico di tutta la città di Napoli. Nell’800 Fuorigrotta lega la sua storia al poeta Giacomo Leopardi che, dopo la sua morte nel 14 giugno 1847, fu sepolto nella chiesa di San Vitale e lì rimase fino agli inizi del ‘900 quando la chiesa fu abbattuta per poi essere ricostruita. Durante la demolizione della struttura i resti del poeta venne definitivamente trasferiti a Posillipo presso la tomba di Virgilio. A Leopardi restano però dedicate molte vie, scuole e fermate di mezzi pubblici del quartiere.

Dopo la guerra, negli anni dello sviluppo economico questa zona continuò a cresce, e continuarono le nuove costruzioni. Fuorigrotta tra gli anni sessanta e settanta, nel pieno del boom economico, venne scelta per la costruzione di importanti strutture come il Politecnico, il CNR, la sede Rai, l’Edenlandia e dello Stadio San Paolo.  La costruzione dello stadio è quella che più di tutte ha caratterizzato e segnato il quartiere, che dal momento della sua inaugurazione è conosciuta da molti solo per la presenza del campo sportivo. Dal 1959, anno dell’inaugurazione, il San Paolo e quindi Fuorigrotta, sono la cosa del club Calcio Napoli. Il San Paolo è il terzo stadio più grande d’Italia, dopo il Meazza di Milano e l’Olimpico di Roma. Per il Napoli non è solo uno stadio ma è il suo tempio, è su questo terreno di gioco che agli undici giocatori in campo se ne aggiunge un altro: i suoi tifosi, che hanno con la squadra un rapporto d’amore che va oltre il mero tifo sportivo.  È uno stadio da record, è sul terreno del San Paolo che nel 1987 il Napoli festeggia il suo primo scudetto, è su questo rettangolo che si ammirano le maestose giocate di Maradona, è sempre su questo terreno di gioco che si è raggiunti il record nazionale di spettatori paganti per una partita di calcio nell’ ottobre del 1979. Nel 1990, in vista del mondiale, il San Paolo venne ristrutturato adeguandolo alle norme di sicurezza richieste dalla FIFA, durante questa ristrutturazione lo stadio vide la costruzione di una pista di atletica leggera a 8 corsie, tre palestre polifunzionali, modifiche e ampiamenti che incoronarono principale impianto polisportivo della città.